4 Aprile 2012



Il lutto e le emozioni della perdita

L'importanza della capacità di elaborare le perdite e il benessere psicologico

Tutta la nostra vita è un susseguirsi di perdite e distacchi da luoghi, da circostanze, da persone, da qualcosa di buono da cui inevitabilmente dobbiamo allontanarci. La capacità di elaborare il lutto è un processo fondamentale per il nostro equilibrio e lo è per tutto il tempo della nostra vita, dalla nascita alla morte. L’elaborazione di una perdita è un procedimento lungo e complesso, attraverso il quale ci avviciniamo e ci allontaniamo ripetutamente dalla consapevolezza di ciò che abbiamo perduto. Questo tipo di “lavoro” ciclico (così lo definiva Freud in “Lutto e melanconia”, 1915) continua per tutta la nostra vita ed ha inizio all’interno delle nostre prime relazioni interpersonali, quelle fondamentali che si instaurano con chi si prende cura di noi (il moderno “caregiver”). E’ all’interno di queste relazioni che iniziamo a “misurarci” con la presenza o la perdita dell’ “altro da noi”, con l’interazione e lo sviluppo delle capacità per gestirla e con lo strutturarsi del Sé. La persona che ha vissuto una buona relazione di accudimento, in cui un’interazione adeguata ha permesso il consolidarsi di buone capacità di affrontare il dolore della perdita, ha posto nella sua infanzia le basi per quello “spazio mentale” (che si costituisce e si sviluppa a partire da uno “spazio relazionale”) che gli permetterà poi di gestire meglio le emozioni e quella della perdita in particolare. Il dolore per la perdita e il lutto sono circostanze inevitabili. Già  tra le società più primitive, rituali come le “lamentazioni” e i canti funebri (in alcuni casi ancora presenti nel Sud Italia, in Calabria e in Sardegna) oppure offerte di cibo o di oggetti alla persona defunta rappresentano sequenze rituali con lo scopo di accompagnare, facilitare e sottolineare un’esperienza misteriosa e inevitabile della vita umana come quella del distacco e della morte. Molto interessante in questo senso sono le ricerche di Rosemary Wanganeen, psicologa aborigena australiana dei Wirrigu,  popolazione che un tempo abitava i territori della costa sud occidentale del sud dell’Australia. I Wirrigu e tutte le altre popolazioni aborigene hanno subito un insieme di esperienze traumatiche di perdita (di appartenenza fisica e culturale al proprio territorio, di tradizioni, di religione, di cultura) che hanno conferito loro la definizione di “stolen generation” cioè generazione di persone impoverite culturalmente, sradicate e annullate da un governo che le ha private di appartenenza storico-culturale e di dignità. La Wanganeen ha fondato e dirige dal 1993 il Sacred Site Within Healing Centre di Adelaide, un Centro che si occupa del disagio delle popolazioni aborigene; questa condizione è legata a molti casi di psicopatologia, di alcolismo, di suicidio e di abuso di sostanze tra gli aborigeni australiani. L’esperienza della Wanganeen dimostra, oltre all’importanza di  percorsi di elaborazione delle perdite subite come base per una prevenzione efficace della psicopatologia, anche tutta la limitazione della cultura occidentale e la necessità di sviluppare una dimensione “transculturale” della salute e delle terapie. Un percorso di elaborazione del lutto passa per la presa di coscienza del dolore depressivo, quel dolore che ci parla di qualcosa di prezioso che abbiamo perduto. Non è la capacità di allontanare il dolore che ci rafforza, ma quella di affrontarlo e di elaborare la perdita o il lutto. Il processo di elaborazione è lento e faticoso, e ci porta a “prenderci cura” del nostro Sé sofferente, collocando nel nostro passato la perdita subita. In seguito a questo tipo di percorso siamo in grado di liberarci dal passato senza perdere nella sua integrazione il nostro Sé, che diventa pienamente cosciente della perdita subita. Ciò che abbiamo perduto diventa ricordo e noi ci permettiamo di conservarlo in quanto tale. Non è dimenticando o cercando di rimuovere ciò che è stato che avviene questo, ma piuttosto “imparando a ricordare”. Ricordare ci aiuta a ricollocare il passato nella sua giusta dimensione. Non è raro incontrare fenomeni psicopatologici a livello personale o familiare o generazionale che sono riconducibili a situazioni di lutto non elaborato.

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Davide Minosa


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